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Il tramonto dell’Inghilterra

lollodj:

[…] La Renault è controllata dai francesi, la Fiat è italiana. La Jaguar e la Land Rover, invece, sono indiane, la Vauxhall è americana e la Rolls-Royce è tedesca. Ferrero Rocher è un cioccolatino italiano, mentre le barrette Cadbury sono di proprietà statunitense. I magazzini Harrods sono del Qatar. Perfino il passatempo preferito di un’intera nazione è stato svenduto all’estero: mentre la Juventus e il Milan sono di proprietà italiana e il Barcellona e il Real Madrid sono controllati addirittura dai loro tifosi, il Manchester United e il Liverpool sono statunitensi, il Chelsea è russo e l’Arsenal se lo dividono un americano e un russo-uzbeco. 

L’intero settore industriale britannico è in dismissione. Il suo declino, però, viene mascherato da una sfilza di slogan pubblicitari. “Looking after your world” (Ci prendiamo cura del tuo mondo) è lo spot scelto dalla British Gas. Quello della British Telecom è “Bringing it all together for London 2012” (Uniamo il paese per Londra 2012), mentre la polizia della capitale ha scelto “Working together for a safer London” (Lavoriamo insieme per una Londra più sicura). Dietro questi stupidi slogan, una miscela di avidità, incompetenza e autoritarismo sta trasformando la Gran Bretagna in un paese non solo inefficiente ma anche invivibile. Un paese che ormai ha perso le sue proverbiali buone maniere e che si fonda sull’opportunismo e sul gossip. 

È difficile dire quando e perché la società britannica ha cominciato a decomporsi. Ma alcune risposte si possono trovare nello smantellamento del settore industriale e nella perdita di coesione e del senso di comunità che quel mondo si portava dietro. La scomparsa delle fabbriche e del loro tessuto sociale si è consumata tra gli anni ottanta e novanta, parallelamente alla privatizzazione senza scrupoli delle infrastrutture e dei servizi pubblici, che un tempo non erano considerati come semplici opportunità di speculazione. Le industrie tradizionali sono state sostituite dalle imprese di servizi e commercio, e in particolare da un settore: la finanza.

[…] È stata la Thatcher ad avviare le privatizzazioni, svendendo le risorse della nazione a una nuova oligarchia di azionisti. Un esperimento che ha allargato i confini del libero mercato, sostengono i suoi ammiratori. Secondo i suoi avversari, invece, è stata la trasformazione del paese in una terra desolata, in cui le strutture del vivere civile sono state annichilite e sostituite dall’egoismo e dall’avidità.

Sono tornato in Gran Bretagna nel 1995, ma sono partito di nuovo il giorno in cui Tony Blair ha stravinto le elezioni, nel 1997. Per i suoi sostenitori, con Blair cominciava una nuova era dopo la lunga notte del governo conservatore. Chi non lo aveva votato, me compreso, pensava invece che il nuovo premier fosse il successore naturale di Margaret Thatcher. Nel 2003 sono tornato oltremanica in pianta stabile e, dopo sei anni di governo Blair, ho trovato una nazione più malata di tredici anni prima.

[…] Le privatizzazioni hanno fatto comodo ai protagonisti della svendita dell’“argenteria di famiglia”. Nel 1995 i dirigenti delle aziende di servizi pubblici guadagnavano molto più di quanto avrebbero guadagnato se le compagnie fossero rimaste in mano allo stato. Nel frattempo erano stati tagliati 150mila posti di lavoro. La sfacciataggine dei privati che gestiscono questi servizi continua a stupire. Di recente due grandi fornitori di energia, la Scottish Power e la British Gas, hanno aumentato le tariffe del 19 e del 18 per cento. Due settimane dopo la British Gas – la compagnia che “si prende cura del tuo mondo” – ha annunciato profitti per quasi tre milioni di sterline al giorno. Molte di queste aziende sono state inglobate dalle imprese pubbliche di Francia e Germania, che sfruttano le loro attività in Gran Bretagna per abbassare le tariffe in patria. Ma a noi cittadini spiegano che tutto questo è per il bene dei consumatori.

[…]La Gran Bretagna spende per le sue ferrovie private il 40 per cento in più di quello che investono Germania, Francia e Paesi Bassi per il loro servizio pubblico. E ha tariffe più care del 30 per cento. Richard Branson, presidente del Virgin Group, ha guadagnato in dividendi dalle sue attività legate alle ferrovie circa 171 milioni di sterline, ma i cittadini britannici ancora sborsano 5,2 miliardi di sterline di contributi alla Network Rail, proprietaria delle infrastrutture ferroviarie. Per quindici anni la Gran Bretagna ha creduto che questo fosse il modo giusto di fare le cose.

[…] La Gran Bretagna è il paese con la maggior quantità di telecamere a circuito chiuso per numero di abitanti. Proiettando a livello nazionale i dati del quartiere londinese di Wandsworth, risulta che i britannici sono osservati da quattro milioni e 200mila telecamere. Se fosse davvero così significherebbe che il 20 per cento di tutte le telecamere a circuito chiuso del mondo è ammassato su quest’isola. […]

Internazionale - Il tramonto dell’Inghilterra

Ho cercato di riportare qui i passaggi salienti di un articolo molto lungo che, se vi interessa l’argomento, consiglio comunque di leggere tutto.

Io ho vissuto 5 mesi per studio in Uk, in una cittadina universitaria delle Midlands (più i viaggi e le vacanze, che ormai non conto più), e in soli 5 mesi mi ero posto le stesse domande arrivando alle stesse conclusioni, osservando un paese - che ho amato e che in parte amo ancora, sia chiaro - in rapido e palese declino.

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